di Monica Francia
Nell'Arte Danza che ho scelto come strumento
di comunicazione, si vive di corpi allenati nell'essenzialità del
movimento, si sente l'odore pungente dell'effimero e si
percepiscono le forme solo tramite la loro imprevedibilità e
unicità.
La Danza si inscrive nella carne di corpi non ortodossi e
lavora con il trascorrere del tempo che porta quella stessa
carne a modificarsi. Sono gli imprevisti, i cambiamenti non
controllati e incoerenti, che rendono inevitabili le sfumature.
La "tortura scenica" si digerisce solo per soddisfare
la necessità di testimoniare un essere che vive, non
per esibire un'apparenza bloccata sull'ipocrisia del "farci".
Il percorso originale di ricerca sull'Arte Danza, intrapreso
da giovanissima, ha richiesto tempo ed un allontanamento
quasi totale dalle conoscenze già acquisite.
In questi anni di presenza attiva e silenziosa, nel ruolo
di trainer e guida di laboratori, mi sono dedicata alla costruzione
degli strumenti per arrivare alla definizione di una scrittura
fisica concreta che ho chiamato "Danza crudele",
intendendo riferirmi con questa definizione al luogo fisico
rituale di percezione dell'essenza vitale, dove si generano
le condizioni per osservare e rispettare le reali esigenze
del corpo.
D'altra parte, la danza, non crudele, intesa in senso tradizionale
che, strutturata in tecniche e codici, ripercorre il controllo
del corpo influenzato dai condizionamenti sociali (operanti
sugli individui dal momento della nascita, quando si instaurano
le prime relazioni col mondo esterno), non è mai stata
parte del mio percorso né lo sarà.
Nei venti anni di studio solitario, di formazione per i danzatori
che partecipavano alle mie creazioni spettacolari e di laboratori
offerti a migliaia di altri danzatori (ma non solo) in tutta
Italia, non ho mai riflettuto sulle potenzialità di
questo metodo originale e profondo per migliorare i rapporti
con i piccoli della nostra specie.
Quando, in piena maturità,
ho sperimentato per la prima volta la relazione fisica ed
emozionale con un piccolo essere umano, ho sin dall'inizio
instaurato con mia figlia un rapporto di massima consapevolezza,
scegliendo il ruolo di chi segue e scoprendo che gli anni
della ricerca nell'Arte Danza mi avevano preparato ampiamente
alla messa in atto di un rapporto indipendente e soddisfacente
per entrambe. Con il trascorrere del tempo, seguendo gli
sviluppi della nostra relazione madre-figlia, ho potuto mettere
alla prova tutti gli strumenti ideati per i fisici adulti
e li ho trovati particolarmente adatti alla conoscenza
e allo sviluppo reciproco.
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